Ostar, l’unica e l’originale. [VIDEO]

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Lunedì parte dall’ Inghilterra la celebre regata in solitario. Al via anche il cagliaritano Andrea Mura, che tenta l’impresa con il suo Vento di Sardegna.

di Enzo Cappucci
Ostar è l’acronimo, per dire che si tratta della Regata Solitaria Transatlantica, l’Originale (Original Single hand Trans Atlantic Race).
E basterebbe quell'”originale” per chiarire di cosa parliamo; ma aggiungiamoci pure che la prima edizione, anno 1960, fu vinta da quella leggenda della vela moderna che è stato Sir Francis Chichester, l’uomo che sei anni più tardi alla bella età di 66 partì poi per un giro del mondo in solitario e senza tappe a bordo del suo altrettanto leggendario Gipsy Moth IV.
E mettiamoci anche che la seconda edizione del ’64 fu vinta dal mitico Eric Tabarly al timone dell’inseparabile Pen Duick II, ed abbiamo allora il quadro completo di questa regata che rappresenta una pietra miliare nella storia della navigazione a vela e che per questo occupa un posto particolare in fondo al cuore di ogni appassionato.
Che per un periodo abbia poi inutilmente cambiato il nome in Europe 1, poco cambia della sostanza della gara: è e resta un unico lungo salto dalla coste del Solent inglese, da Plymouth, alle bocche della Manica, fino a Newport, sulle coste newyorkesi: residenza dorata della vela e dell’élite mondana degli Stati Uniti, poco più a nord della metropoli americana.
Lì dove, peraltro, la Coppa America è stata di casa per quasi un secolo e mezzo di storia, prima dell’era delle invasioni barbariche e del suo trasferimento in Australia.
Si tratta di circa 3 mila miglia di Atlantico, poco meno di 6 mila chilometri, in un mare che non è affatto amico, perché a quella latitudine regala continue depressioni e venti contrari, dall’inizio alla fine del percorso.
Tutto di bolina, dunque, risalendo il vento e mettendo a dura prova barche e uomini, su e poi giù dalle onde.
I velisti italiani che si sono cimentati nell’impresa si contano sulla punta delle dita o poco più, ma in ogni caso con due belle vittorie, e almeno una inaspettata, come nel 2005, quando Ciccio Manzoli vinse con il trimarano Cotonella.
Prima, però, nel 1996, era toccato all’inossidabile e ancor giovane Giovanni Soldini, che con Telecom Italia vinse nella classe 50 piedi, circa 15 metri di lunghezza, lasciandosi dietro non solo i monoscafi più grandi, ma persino i trimarani, collocandosi infine al quinto posto in classifica generale e stabilendo in 15 giorni, 18 ore e 29 secondi il primato di classe che ancora oggi resiste.
L’impresa è oggi nelle mani di Andrea Mura, che con il suo 50 piedi Vento di Sardegna cercherà quantomeno di battere il record di Soldini e di aggiungere il suo nome all’albo d’oro della regata.
Mura ha dalla sua un grande pregio, che è quello di essere un tecnico competente, puntiglioso e meticoloso, il tipo che in un altro sport definiremmo “uno che sa mettere a punto il mezzo”.
Cagliaritano, da sempre velista è anche velaio; e proprio per questa sua competenza negli anni ’90 salì a bordo del Moro di Venezia in Coppa America, in quelle regate che nulla hanno a che vedere con gli oceani, ma che rappresentano comunque l’everest della sofisticazione, intesa come tecnica e tecnologia portata all’eccesso, dove anche il più insignificante particolare fa la differenza, come purtroppo dimostra anche la recente cronaca di questi giorni, con il mortale rovesciamento del catamarano Artemis nella baia di San Francisco.
Dalle acque chete dell’America’s Cup a quelle infide degli oceani il passo è lungo, ma Mura lo ha compiuto in fretta e coscienziosamente allo stesso tempo: si è comperato una vecchia barca che fino ad allora non aveva mai brillato per velocità e prestazioni, anzi; l’ha completamente smontata e rinnovata, l’ha dipinta con i colori della Sardegna ed è quindi andato a innaffiare di Mirto una delle più ostiche e combattute regate atlantiche, la Route du Rhum, orgoglio di verve francese, focolaio di velisti d’oltralpe, i maestri della specialità, che in pieno inverno segue la rotta del commercio del Rum, che dalle Antille arrivava nel Vecchio Continente.
Lunedì mattina, pochi sponsor, tanta passione e qualche debito, Andrea sarà allora sulla linea di partenza della Ostar, con una barca ancora un volta passata al setaccio dei miglioramenti e della messa a punto, che tra modifiche in coperta e allo scafo e, soprattutto alle vele, è dimagrita di circa 600 chilogrammi, perché possa essere più veloce e leggera (ma non troppo) sull’onda.
Buon vento Andrea!

Il video della preparazione di “Vento di Sardegna”

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