Vendée Globe, due uomini in porto

Dopo 74 giorni di navigazione solitaria e senza scalo attraverso i mari più infidi e spettacolari del pianeta, al timone di una barca a vela in grado di raggiungere velocità da motoscafo, il 39enne francese Armel Le Cleac’h vince l’edizione 2016-2017 della Vendée Globe, la regata più dura del mondo, l’Everest del mare come la chiamano alcuni.

Una vittoria fortemente desiderata dallo skipper bretone, alla sua terza partecipazione, dopo i due secondi posti consecutivi nelle ultime due edizioni. Questa volta Armel centra l’obiettivo e stabilisce il nuovo record di percorrenza – 74 giorni 3 ore 35 minuti e 46 secondi – migliorando di 4 giorni il record di François Gabart su Macif che nel 2013 aveva fermato il cronometro a 78 giorni 2 ore 16 minuti e 40 secondi.

Tre oceani di solitudine e 27.455 miglia percorse alla velocità media di 15,43 nodi (contro le 28.646 miglia di Gabart a 15,3 nodi).

Questa notte ha tagliato il traguardo anche il secondo classificato, Alex Thomson su Hugo Boss. Per il velista inglese si tratta della quarta partecipazione, dopo due ritiri consecutivi nelle edizioni 2004 e 2008 e un terzo posto nel 2012, sempre alle spalle di Le Cleac’h.

Il loro duello è stato intenso come una regata di “match race” ma su un campo di regata grande quanto il pianeta Terra, con passaggio obbligato sotto le tre temibili “boe” di Capo di Buona Speranza, Horn e Leeuwin in una completa circumnavicazione antartica.

E’ stata anche l’edizione che ha decretato il definitivo successo dei foils, appendici idrodinamiche che consentono agli scafi di sollevarsi dall’acqua riducendo gli attriti e l’impatto con le onde.

Sette delle 29 imbarcazioni partite lo scorso 6 novembre da Les Sables d’Olonne erano dotate di questo sistema e quattro di loro occupano le prime 5 posizioni della classifica (ancora provvisoria).

Nei prossimi giorni è atteso l’arrivo (ampiamente scaglionato) della restante flotta ancora distribuita tra Oceano Pacifico e Atlantico.
Un’attesa che, come da tradizione, sarà molto lunga visto che il concorrente attualmente in ultima posizione, Sébastien Destremau, si trova a circa 2000 miglia da Capo Horn e ha davanti a sé ancora 9 mila miglia (circa 30gg alla sua media attuale).

Trieste, la cultura e il mare

Talmente bella da apparire addirittura magica, Trieste è un pezzo di cultura asburgica in terra italiana; ma anche una città storicamente identificata con un’idea di cultura legata proprio alla sua dimensione europea di terra di frontiera e di mare allo stesso tempo.
E’ la naturale porta di accesso verso un universo europeo ancora in buona parte da scoprire nelle sue identità culturali e proprio per questo oggi pone l’accento sul grandioso progetto di un polo museale di ampio respiro, finanziato dai Beni Culturali, capace di valorizzare la sua identità.
Il servizio è di Enzo Cappucci

Solo, intorno al mondo. Thomas Coville stabilisce il nuovo record

Il 25 dicembre 2016 lo skipper francese Thomas Coville ha stabilito il nuovo record di circumnavigazione del globo in solitario. Con il tempo di 49 giorni 3 ore 7 minuti e 38 secondi migliora di 8 giorni il precedente record ottenuto da Francis Joyon nel 2008.

Partito lo scorso 6 novembre dalle coste dell’isola bretone di Ouessant, a bordo del suo trimarano di 31 metri Sodebo, il velista vi ha fatto ritorno ieri dopo aver percorso 28.400 miglia alla velocità media di 24.1 nodi e aver doppiato i leggendari capi di Buona speranza, Leewin e Horn.


Il primo record di circumnavigazione del globo in solitario fu stabilito da Joshua Slocum nel 1895.
Partito da Boston senza una meta precisa, a bordo del suo Spray, Slocum gettò l’ancora nel porto di Newport 3 anni e due mesi dopo.
La sua avventura ha ispirato per decenni le successive generazioni di velisti che continuano a ripetere l’impresa (oggi regolamentata dal WSSRC) migliorando anno dopo anno i tempi di percorrenza.

 

Partita la Sydney-Hobart 2016. Si ritira il favorito Wild Oats XI

Sydney.
Nel giorno di Santo Stefano, il “boxing day” per gli anglosassoni, è partita la 72esima edizione della Rolex Sydney Hobart Yacht Race, una delle più dure regate del mondo.
Si stima che ad assistere alla partenza delle 88 imbarcazioni provenienti da 11 paesi siano accorsi quasi mezzo milione di appassionati.
Il favorito Wild Oats XI, supermaxi già vincitore di 8 edizioni, dopo una partenza non brillante è stato costretto al ritiro per la seconda volta consecutiva per un problema al sistema idraulico della chiglia (nel 2015 si ritirò per la lacerazione della randa).
Le favorevoli previsioni meteo lasciano sperare in un nuovo record di percorrenza, attualmente detenuto proprio da Wild Oats XI che nel 2012 percorse le 628 miglia tra Sydney e Hobart in 1 giorno, 18 ore e 23 minuti.

In questo video la spettacolare partenza.

Alinghi, il team di Ernesto Bertarelli, conquista il titolo di campione 2016 delle Extrême Sailing Serie

 

Sydney, 11 dicembre 2016: con la vittoria odierna nellAct di Sydney, in Australia, ultimo evento del circuito 2016 delle Extreme Sailing Series™, Alinghi, il team di Ernesto Bertarelli, si è assicurato per la terza volta il titolo di campione delle Extrême Sailing Series™ che quest’anno si sono disputate a bordo sui catamarani GC32. Le due precedenti vittorie di Alinghi risalgono al 2008 e al 2014, quando il circuito utilizzava gli Extreme 40.
“Sono molto contento e orgoglioso dei risultati del team – ha dichiarato Ernesto Bertarelli – quella che si conclude oggi è stata un’altra grande stagione per Alinghi.”
 
Quest’anno le regate delle Extreme Sailing Series™ si sono disputate a bordo dei velocissimi catamarani GC32 dotati di foil, le appendici che consentono di volare letteralmente sull’acqua, garantendo spettacolo e adrenalina pura anche per il pubblico.
Alinghi ha vinto gli ultimi quattro eventi consecutivi (St. Petersburg, Madeira, Lisbona e  Sydney) con un crescendo irresistibile, che ha consentito al team svizzero di salire sul gradino più alto del podio finale. Al secondo posto si è classificato Oman Air e al terzo Red Bull Sailing Team.
The Extreme Sailing Series 2016. Alinghi : Arnaud Psarofaghis, Nicolas Charbonnier,Nils Frei, Yves Detrey, TimothÈ Lapauw. Act 8.Sydney,Australia. 8th-11th December 2016. Credit - Jesus Renedo/Lloyd Images

Credit – Jesus Renedo/Lloyd Images

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The Extreme Sailing Series 2016. Alinghi : Arnaud Psarofaghis, Nicolas Charbonnier,Nils Frei, Yves Detrey, TimothÈ Lapauw. Act 8.Sydney,Australia. 8th-11th December 2016. Credit - Jesus Renedo/Lloyd Images

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Paraguay, il Museo sull’acqua

In Paraguay, sulle rive del fume Paranà, a pochi chilometri dalle spettacolari cascate dell’Iguazu, c’è un museo straordinario, un vero e proprio monumento a Moises Bertoni, scienziato ticinese, che nell’800 si insediò in questa foresta dal verde quasi impenetrabile, per studiare le specie animali e vegetali. Si deve a lui per esempio, la scoperta della “Stevia Bertoni”, la pianta 300 volte più dolce dello zucchero, ma priva di calorie, che porta naturalmente il suo nome. Siamo in un angolo di mondo affascinante, forte di 196 ettari di area protetta, affacciati sul fiume che nella sua sponda opposta è già Argentina. Il réportage è di Enzo Cappucci

Itaipu, pietra che canta. Denaro sonante.

L’inviato di Rainews24 in Paraguay, Enzo Cappucci, ha visitato la più grande centrale idroelettrica del mondo

L’acqua è la protagonista in Paraguay dove la mano dell’uomo ha rimodellato a proprio piacimento il corso del fiume Paranà, per realizzare la maestosa diga idroelettrica di Itaipu, la più grande al mondo: un colosso capace di arginare le acque di uno dei maggiori corsi d’acqua del Sudamerica, che traccia ben due confini del Paraguay con i vicini Brasile e Argentina, e di trasformarle in energia elettrica.
“Pietra che canta” è il significato originario in lingua Guaranì del nome Itaipu, che con i suoi 14 mila megawat di energia elettrica prodotti ogni giorno, rappresenta una formidabile macchina per produrre denaro e che per questo, con libera interpretazione, possiamo serenamente definire “Denaro sonante”.
La diga di Itaipu è una ferita profonda sulla crosta terrestre, un segno di cemento lungo un chilometro, ma è anche il motore dello sviluppo di un Paese, il Paraguay, con le più alte credenziali di crescita del Sudamerica.
Il réportage è di Enzo Cappucci

In Groenlandia, viaggio d’avventura in barca a vela. E per polli

Un video straordinario del viaggio ai confini del mondo di un velista francese, un bretone di 24 anni, partito con la sua barca a vela e l’amica Monique, una gallina, per esplorare una delle ultime regioni del mondo ancora non massificate.
Grazie a France Télevision, Guirec Sourée e Monique ci regalano immagini uniche, di un’avventura umana, prima ancora che di viaggio.
Vedere per credere.

Barcolana, festa popolare nel segno di Alfa Romeo

La 48 esima edizione della regata più affollata del mondo, ben 1758 al via quest’anno, è stata vinta da Alfa Romeo, il 72 piedi dei fratelli Benussi. E’ stata una regata con 20 nodi di bora, bella e appassionante, come al solito divisa tra chi correva per vincere e chi per esserci e quindi brindare.

 

Barcolana 2016Gabriele e Furio Benussi hanno vinto la 48.a edizione della Barcolana a bordo di Alfa Romeo, Maxi di 72 piedi, compiendo il percorso in 59’59’’.
I due velisti triestini “doc” hanno tagliato per primi il traguardo della regata più affollata del mondo, disputatasi oggi a Trieste, con 1758 barche al via e vento di Bora tra i 15 e i 25 nodi.
Per la nona volta secondo al traguardo lo sloveno Mitja Kosmina, con Maxi Jena Tempus Fugit, partito in testa ma poi messo all’angolo dai fratelli Benussi nella lunga bolina del terzo lato.
Terzo posto per Pendragon di Lorenzo Bodini, quarta posizione per Mrs. Seven, il bellissimo Southern Wind 100 dell’imprenditore Claudio de Eccher con Alberto Bolzan al timone e il sindaco di Trieste a bordo. In regata anche e soprattutto Sir Ben Ainslie, ospite di Land Rover e del presidente di illycaffè Andrea Illy, che ha regatato a bordo di Ancilla Domini Prosecco DOC nel più pieno spirito della Barcolana, alternandosi al timone con Mauro Pelaschier e chiudendo in 14.a posizione.
A bordo con lui anche il sindaco di Milano Beppe Sala e il presidente di Assicurazioni Generali Gabriele Galateri di Genola.

Barcolana 2016La regata, partita alle 11.30 (un’ora dopo il previsto, per aspettare che la Bora calasse e rendesse l’evento una festa bella per tutti) è durata poi tutto il giorno, con gli scafi arrivati fino al tardo pomeriggio, le Rive gremite di pubblico e una Trieste bellissima, dolcemente spazzata dalla sua Bora.

SIR BEN AINSLIE – La Barcolana di Sir Ben è iniziata alle quattro del mattino in Inghilterra, con la partenza a bordo di un aereo privato che lo ha condotto a Trieste: poi la corsa in gommone e la partenza a bordo di Ancilla Domini, i primi minuti passati in falchetta ad ammirare la partenza, e poi dritto al timone, al fianco di Mauro Pelaschier.
Ancilla, i suoi numerosi ospiti a bordo e Ben chiudono in 14.a posizione, ed è tanto l’entusiasmo del velista inglese, alla guida del consorzio di Coppa America Land Rover BAR, pronto a riportare la Coppa a casa, in Inghilterra: “La Barcolana è una regata fantastica – ha commentato Sir Ben Ainslie – non mi era mai capitato prima di vedere 1700 barche sulla stessa linea di partenza. Una delle regate migliori alle quali abbia mai partecipato: uno spettacolo fantastico”.

I VINCITORI DEDICANO LA VITTORIA AI GENITORI – Mai entrare nelle questioni di famiglia, ma Gabriele e Furio Benussi non regatavano più assieme da dodici lunghi anni. “Ruggini” che si sono sciolte oggi, in una liberatoria quanto simbolica vittoria della Barcolana. “La nostra vittoria vale doppio – hanno dichiarato Furio e Gabriele, rispettivamente timoniere e tattico di Alfa Romeo – è una vittoria di famiglia, ed è soprattutto una vittoria di triestini alla Barcolana.
Non abbiamo un armatore alle spalle: per questa regata abbiamo costruito un progetto, abbiamo avuto la fiducia di tanti sponsor, e per questo vincere così è doppiamente bello”.
Poi c’è il terzo motivo di gioia: aver battuto in un serrato duello Maxi Jena. “Sapevamo di avere più difficoltà contro Kosmina durante il primo lato – ha spiegato Gabriele Benussi – ma sapevamo anche che la nostra barca era più veloce di bolina, così nel lato verso Miramare li abbiamo tenuti sottovento e schiacciati, tanto da non farli rientrare più in gara”.

Barcolana 2016LA GIOIA– Il Presidente della Società Velica di Barcola e Grignano, Mitja Gialuz, è raggiante: “È stata una straordinaria Barcolana: la grande festa di Trieste è possibile grazie alla passione di 25mila velisti in mare, di una società velica che lavora un anno e di una città e un’amministrazione regionale che credono fortemente nell’evento. Grazie al nostro main sponsor Generali, grazie a tutti coloro che ci supportano e un ringraziamento particolare alla RAI, che quest’anno ha parlato di Barcolana a 360 gradi, tra sport, cultura del mare e intrattenimento.
Questa sarà ricordata come una delle più belle edizioni di sempre: la Bora è tornata decisa a dare valore al nostro bellissimo evento e la regata ha chiuso dieci giorni di grandi emozioni, spettacoli e tanto pubblico a terra e in mare. Si concretizza da oggi il nostro sogno, l’obiettivo di costruire un grande Festival del Mare a Trieste
”.

RAI, GRANDI NUMERI – La Rai ha supportato la Barcolana sull’intera filiera dei canali a disposizione. Le dirette di Lineablu (Rai1) e Raisport1 sono state supportate da quelle di Rainews24, Tgr e Tg2 che ha realizzato servizi informativi e anche con Costume&Società. Di grande impatto l’apporto di Radio2, l’emittente ufficiale di Barcolana che, con la voce di Paolo Labati, ha regalato l’aria triestina agli ascoltatori attraverso gli interventi in Cartepillar, Ovunque sei, KGG, l’Italia nel pallone ed Ettore.
Anche Radio1Sport ha raccontato il pre e post Barcolana nei programmi di informazione sportiva così come Isoradio che ha proposto al pubblico interventi in diretta ed interviste.

 

Il Museo Verde, tra mito e realtà

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In Paraguay, a Karcha Balut, sulle rive dello spettacolare fiume Paraguay, in un territorio remoto incuneato tra Bolivia, Brasile e Argentina, il Gran Chaco paraguayano, è sorto un piccolo ma significativo museo.

E’ il Museo Verde, ideato da un appassionato italiano di storia dei popoli del Sudamerica, Gherardo La Francesca, nel quale saranno raccolte le testimonianze religiose, mitologiche del popolo dei Chamacoco, che secondo recenti studi del Cnr italiano potrebbe essersi radicato nella zona a conclusione di una lunga marcia cominciata addirittura in Siberia.
Alcuni reperti ossei rinvenuti sul luogo, opportunamente analizzati, hanno infatti datato la loro età ai primi anni dopo Cristo, aprendo dunque scenari sin qui impensabili sul popolamento dell’America del Sud.
Una scoperta talmente importante che il Cnr è pronto a replicare un Museo Verde nella sua sede di Montelibretti, alle porte di Roma, perché si possa continuare a studiare quel meraviglioso e sterminato continente che è il Sudamerica.
Il Museo è una struttura rurale, ma ha l’incomparabile pregio di poter offrire un luogo della memoria ai miti e alla storia di queste genti abituate alla esclusiva trasmissione orale delle loro tradizioni.
Un punto di arrivo per una storia ed una conoscenza che altrimenti rischiavano di scomparire.
Rainews24 è stata in Paraguay, con Enzo Cappucci che ha realizzato questo réportage che ora vi proponiamo.