Pantelleria diventa Parco Nazionale. E’ il primo in Sicilia

Avrà le stesse opportunità di tutela di altri parchi dove è praticata la viticoltura eroica 

“Una scelta di civiltà e di rispetto dell’identità di Pantelleria; una risposta che afferma la sovranità dello Stato ed il valore supremo della natura, del paesaggio e dell`agricoltura dell`isola.” Così Antonio Rallo dell`azienda Donnafugata, ha commentato l`istituzione del Parco Nazionale. Dopo i drammatici roghi di questo mese, l`iter per l`istituzione del Parco voluto dall`Amministrazione Comunale e da un consistente movimento d`opinione, ha trovato il via libera della Regione Siciliana e infine quello del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell`Ambiente Gian Luca Galletti. Pantelleria diventa così Parco Nazionale, con le stesse opportunità di tutela di altri parchi dove è praticata la viticoltura eroica come quello delle Cinque Terre, in Liguria. “Finalmente la Sicilia – aggiunge José Rallo di Donnafugata – con il suo immenso patrimonio naturalistico, ha il suo primo Parco Nazionale e per Pantelleria è una svolta”. Insomma, “grazie all`istituzione del Parco, sarà più facile proteggere e rigenerare il patrimonio boschivo, recuperare ed incentivare la viticultura con la pratica agricola dell`alberello pantesco oggi patrimonio Unesco; e a giovarsene, sarà anche il turismo in generale.”

Spiagge italiane piene di rifiuti

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Plastica, polestirolo, cotton fioc e mozziconi di sigaretta inquinano il mare degli italiani. Lo rivela un’indagine curata da Legambiente. 

Sulle spiagge italiane si trovano 714 rifiuti ogni 100 metri. Questi i dati che emergono da un’indagine realizzata da Legambiente, che ha monitorato nel mese di maggio 47 spiagge italiane dove sono stati trovati 33.540 rifiuti. In media 714 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Anche quest’anno regina indiscussa dei rifiuti da spiaggia rimane la plastica: il 76,3% degli oggetti trovati è di plastica; seguono i mozziconi di sigarette (7,9%),rifiuti di carta (5,5%), metallo (3,6%), vetro/ceramica (3,4%), legno (1,3%),rifiuti tessili (1,2%) e gomma (0,8%).

A guidare la top ten dei rifiuti spiaggiati più trovati sono tre piccoli ma pericolosi oggetti: al primo posto ci sono i pezzi di plastica e polistirolo (22,3%), di dimensioni inferiori ai 50 cm, che costituiscono quasi un quarto dei rifiuti trovati. Secondo posto per i cotton fioc (13,2%) per un totale di 4412 pezzi, diretta conseguenza della scorretta abitudine di “smaltire” questi rifiuti gettandoli nel wc e dell’inefficacia degli impianti di depurazione. Terzo posto in classifica per i mozziconi di sigaretta (7,9%): in particolare l’indagine di Legambiente ne ha contati 2642, una quantità pari al contenuto di 132 di pacchetti.

Rifiuti che fanno male all’ambiente, alla fauna, all’economia e al turismo. Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale oppure morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo.

L’indagine, che rientra nell’ambito della campagna “Spiagge e Fondali puliti – Clean-up the Med 2016”, vede le situazioni più critiche sulla spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino, in prossimità della foce del Tevere, dove si accumulano i rifiuti provenienti dal fiume. Qui Legambiente ha trovato il più alto numero di rifiuti: oltre 5500 rifiuti in 100 metri.

Dei rifiuti rinvenuti, il 67% è imputabile alla cattiva depurazione, con la presenza di ben 3716 cotton fioc e diversi altri articoli (deodoranti per wc e blister).

La frammentazione graduale dei rifiuti plastici abbandonati nell’ambiente genera un inquinamento irreversibile e incalcolabile. Per effetto di onde, correnti, irradiazioni UV e altri fattori, i rifiuti sono destinati a frammentarsi in milioni di micro particelle che si disperdono nell’ecosistema marino e costiero vengono ingerite dalla fauna marina.Attraverso la catena alimentare, la plastica arriva anche sulle nostre tavole con le sue sostanze nocive. In seconda posizione in classifica, con il 13%,troviamo i cotton fioc: si tratta dei classici rifiuti derivanti dalla mancata depurazione che giungono sulle spiagge attraverso fiumi, canali e scarichi.

Allarme Oceani, entro il 2050 in mare più plastica che pesci

Secondo un rapporto del World Economic Forum (WEF) e della fondazione Ellen MacArthur, entro il 2050 gli oceani arriveranno a contenere più plastica che pesci in termini di peso, con enormi rischi per l’ecosistema mondiale. Uno studio dell’Imperial College di Londra ha inoltre stimato che entro quella data il 99% degli uccelli marini potrebbe avere dentro di sé residui di plastica.

Uccelli marini a rischio

Se nel 1960, solo il 5% degli animali aveva rifiuti nello stomaco, nel 2010 la percentuale era salita fino all’80%: entro il 2050, solo l’1% di essi potrebbe non aver ingerito plastica sotto forma di tappi, sacchetti, rifiuti portati in mare da fognature, scarichi, fiumi.

Isole di spazzatura e soluzioni

Secondo gli esperti la pulizia degli oceani dalla plastica deve iniziare dalle coste e non dalle “isole” di immondizia come la “Great Pacific garbage patch”, la mega-area di spazzatura che “naviga” nel Pacifico, una delle cinque maggiori al mondo. I ricercatori britannici hanno utilizzato un modello sugli spostamenti della plastica nell’oceano per determinare quali siano le aree migliori per dispiegare “collettori” per le microplastiche simili a quelli concepiti dal progetto “Ocean Cleanup”: barriere galleggianti che convogliano la plastica e la rimuovono.

Secondo gli scienziati di Londra se simili sistemi fossero posti lungo le coste porterebbero più benefici. In particolare in un progetto di lungo termine, di 10 anni, se queste barriere fossero poste lungo le coste di isole cinesi e indonesiane rimuoverebbero il 31% delle microplastiche che stanno soffocando l’oceano. I collettori solo a ridosso dell’isola di spazzatura rimuoverebbero invece solo il 17% di plastica. “La Great Pacific Garage Patch ha un’enorme massa di microplastiche”, spiega Peter Sherman dell’Imperial College di Londra, “ma la maggior parte di plastica si trova lungo le coste, dove entra nell’oceano”. Ecco perché, aggiunge il dottor Erik van Sebille, ha più senso rimuovere le plastiche “lungo coste densamente popolate e sfruttate economicamente”, prima “che abbiano la possibilità di danneggiare” gli ecosistemi.

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Separati in casa, la frattura tra Europa e America

Take a dive into Silfra, the underwater rift that separates the North American and European continental plates. (via Hashem Al-Ghaili)

Posted by Upworthy on Lunedì 4 gennaio 2016

Le immagini spettacolari e subacquee del Silfra, la faglia di separazione tra le placche continentali del Nord America e dell’Europa.
Una frattura che ogni anno si amplia di 2 centimetri. Il Video.

Scuola, l’ambiente è assente ingiustificato

La critica del WWF e del suo presidente Donatella Bianchi, storica conduttrice di Linea Blu, il programma di mare di Rai Uno, alla riforma scuola del Governo Renzi

Schermata 2014-09-05 alle 16.48.43“E’ necessario che l’ambiente e la sostenibilità dello sviluppo abbiano nella scuola italiana e negli altri enti competenti per l’educazione e la formazione la giusta attenzione”.
Lo chiede il Wwf che a proposito della riforma della scuola presentata dal Governo Renzi definisce come “assenti ingiustificati” i temi ambientali, del paesaggio e della sostenibilità.
Eppure, “conoscenza e sensibilizzazione sono le parole chiave e la scuola ha un ruolo fondamentale  nella formazione delle nuove
generazioni che dovranno prendersi cura del pianeta”, dichiara Donatella Bianchi, presidente Wwf Italia.

E se la green economy offre molte opportunità di rilancio dell’economia e dell’occupazione, per poter cogliere queste opportunità “servono percorsi formativi adeguati e occasioni di crescita delle competenze dentro e fuori le scuole di diverso ordine e
grado”, sottolinea l’associazione.

Nel 2012 il 22% delle aziende italiane ha investito nei settori della green economy producendo ben 3 milioni di nuove assunzioni e 3 milioni e 700 mila posti di lavoro potenziali.

Nel 2013 le aziende “green” hanno garantito il 38% di tutte le nuove assunzioni nei servizi e il 61,2% per le attività di ricerca e sviluppo, il 42% dei nuovi posti di lavoro sarà destinato agli under 30 e il 52% dei contratti sarà a tempo indeterminato (fonte Unioncamere e Fondazione Symbola, 2013).

E’ di 29.000 occupati il potenziale stimato di nuovi posti di lavoro diretti ed attraverso l’indotto per 1 miliardo di euro
investito nel settore della conservazione della natura e nella gestione dei siti Natura 2000 con la nuova programmazione dei Fondi
Comunitari 2014 – 2020 (fonte GHK Consulting, 2011).

Nel complesso la prossima programmazione dei fondi comunitari vale per le Regioni italiane circa 114 miliardi di euro.

La capacità di aggiornamento, di costruire scenari, di connettere i contenuti sono alcune delle competenze individuate dall’Onu che vede nell’educazione la condizione necessaria, anche se non sufficiente, per lo sviluppo sostenibile, temi ai quali è dedicato
il decennio Unesco sull’educazione per lo sviluppo sostenibile che si
conclude quest’anno.

Da oltre 40 anni il Wwf Italia collabora con il mondo della scuola a tanti livelli: dalla relazione con le istituzioni
alla produzione di materiali didattici, progetti, alla formazione dei formatori , dagli insegnanti ai propri educatori) con grande
attenzione alla qualità dell’offerta formativa e all’innovazione, lavoro riconosciuto dallo stesso Ministero che ha accreditato il Wwf
come Ente di formazione docenti.

Proprio sul tema “Quale educazione per quale futuro”, da oggi al 7 settembre nei pressi di Potenza, grazie al finanziamento della
Regione Basilicata, il Wwf chiama a raccolta educatori, docenti e volontari nel seminario nazionale sull’educazione per la sostenibilità per discutere di quale sistema nazionale per l’educazione sostenibile, le competenze per la sostenibilità, strategie e metodi, la valutazione dell’acquisizione delle competenze, temi centrali anche nel dibattito sulla riforma della scuola appena annunciata a cui il Wwf vuole contribuire .

In Australia un clima da foche

Un piccolo esercito di foche elefante equipaggiate con trasmettitori satellitari, aiuta gli scienziati del clima a esplorare le condizioni degli oceani in Antartide, una delle regioni più importanti e difficili per la disciplina scientifica.

Divers scan the water for debris of the missing Flight MH370Gli scienziati australiani, francesi, svedesi e britannici, che hanno applicato i trasmettitori sulle foche sin dal 2004 per ricercare come l’ambiente influisca sui loro comportamenti alimentari e riproduttivi, hanno osservato che gli animali raccoglievano dati di straordinario valore.

I ricercatori hanno pubblicato i profili idrografici, i dati cioè sulle temperature e la salinita’, raccolti da 207 foche elefante ‘trasmittenti’, sulla rivista Scientific Data, affiliata a Nature.

Gli animali si immergono fino a profondita’ di 1500 metri e viaggiano per migliaia di chilometri in un anno, in angoli nascosti, attorno a banchi di ghiaccio e, quel che più conta, anche in inverno quando la raccolta di dati dalle navi è impossibile o molto irregolare.

“Sono stati diretti sforzi considerevoli verso una migliore comprensione della circolazione nell’Oceano Meridionale e sulla
sua risposta a cambiamenti climatici globali negli ultimi decenni”, scrivono gli scienziati.

“Tuttavia questi sforzi rimangono molto limitati dalla mancanza di misurazioni sul posto. Le foche equipaggiate con trasmettitori stanno colmando lacune molto importanti in quella che tradizionalmente è una regione degli oceani molto povera di dati”.

I dati prodotti dalle foche sono di valore inestimabile, ha detto il coautore dello studio, Guy Williams, oceanografo del
Centro di Ricerca sul Clima e degli Ecosistemi Antartici, al quotidiano The Australian.

“Questo, ha aggiunto, ” è un grande passo avanti; le foche raccolgono osservazioni dove non ne esistono affatto e dove non potrebbero mai ottenersi. Sono dati necessari per alimentare i modelli climatici elaborati nel mondo, a cui si affidano gli scienziati”.

Il miglio blu, liberi di nuotare.

Realizzato a Marettimo un corridoio protetto in mare aperto, per nuotare protetti dai motoscafi

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L’Area Marina Protetta “Isole Egadi” ha terminato da alcuni giorni la realizzazione di un corridoio riservato alla balneazione in sicurezza, destinato all’attività di nuoto libero in mare aperto e swimtrekking, sull’isola di Marettimo.
Sono state posizionate circa 20 boe di segnalazione lungo una linea immaginaria lunga 1.852 metri, pari a un miglio nautico.
Lo specchio acqueo protetto, denominato “Miglio blu di Marettimo”, comprende un tratto di mare, ampio 50 metri, antistante la costa orientale dell’isola, a sud dell’abitato, che va dalle località Madonna del Rotolo alla spiaggetta di Praia Nacche, nella zona C dell’AMP.
In tale area vige l’ordinanza della Capitaneria di Porto di Trapani di divieto di navigazione, ancoraggio e ormeggio.
L’Ufficio locale marittimo di Marettimo ha dato un contributo importante alla realizzazione del progetto, in fase di pianificazione.
Il progetto è stato realizzato anche in collaborazione con il “Marettimo Residence” che, a seguito di manifestazione di interesse ai sensi delle norme vigenti, ha fornito una sponsorizzazione sia tecnica che finanziaria, coprendo i costi dei materiali. Il costo dei lavori di installazione è stato invece coperto interamente dall’Area marina protetta.
L’inaugurazione sportiva del “Miglio blu” si terrà ai primi di settembre, nell’ambito della manifestazione “Swimtrekking 2014”, realizzata dall’Area Marina Protetta in collaborazione con l’associazione “ASD Swimtrekking”.
“Quest’anno – dichiara il delegato Sindaco di Marettimo, Enzo Bevilacqua – abbiamo dedicato molti progetti a Marettimo, che è il fiore all’occhiello dell’AMP: la guida sulle immersioni subacquee, il campo boe a Finocchio marino, l’apertura quotidiana del Castello di Punta Troia e dell’osservatorio Foca Monaca, ora il miglio blu. Sono tutti interventi per rendere sempre più fruibile la più grande riserva marina d’Europa, nel rispetto dell’ambiente e del prezioso ecosistema che la rende unica”.
“Marettimo – spiega il Presidente dell’AMP e Sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto – per le sue peculiarità geomorfologiche, ben si presta per lo svolgimento di manifestazioni di swimtrekking, una disciplina sportiva ecosostenibile, che consente l’esplorazione di tratti di mare e costa, mediante l’uso di uno zaino stagno galleggiante, che facilita il trasporto del materiale necessario all’escursione. Da quest’anno tutti gli appassionati del nuoto libero potranno provare questa esperienza a Marettimo, senza l’assillo delle barche in transito”.

 

 

 

Egadi, un mare di posidonia.
L’Area Marina Protetta

Sostanzialmente dimenticato per buona parte dell’anno, il nostro mare diventa improvvisamente, e inevitabilmente, protagonista con la buona stagione. Ma ci sono persone che pensano a lui tutto l’anno, proteggendolo e preservandolo, in modo da restituircelo in buona salute nel momento del bisogno, cioè adesso. E’ il caso dell’Area Marina Protetta delle isole Egadi, in Sicilia, che da qualche anno conosce una tutela e una dedizione tutte particolari, grazie all’impegno di un gruppo affiatato di operatori e alla nuova consapevolezza dei bagnanti, sia pure in presenza delle insidie della criminalità organizzata e della pesca fuori dalle regole.

Il servizio è di Enzo Cappucci

Montecristo, a volte ritornano

montecristoGiorgio e Luciana, i guardiani dell’isola protetta, sono tornati a fare i custodi di questo straordinario lembo di terra,  dopo un’assenza forzata durata poco più di un anno (vedi post di Thalassa, Addio Montecristo), dovuta al mancato rinnovo del contratto di servizio con il Ministero delle Politiche Agricole da cui dipende il gioiello dell’Arcipalago Toscano.

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