Apnea è bello


Sia pure vittime di inquinamento, i mari italiani sono però in molti casi belli e puliti, in particolare nelle isole. Questo video, girato all’Isola d’Elba, ne è la dimostrazione.

La plastica è un disastro

La plastica abbandonata nell’ambiente e sotto il sole emette gas nocivi che influiscono sull’effetto serra.
Gettata in mare produce invece idrocarburi.
E’ l’allarme lanciato dal WWF, proprio mentre in Francia preferire la plastica al vetro costerà salato.

Le autostrade? Buttiamole a mare!


Le autostrade del mare sono una realtà che si va consolidando sempre più. Sono infatti centinaia di migliaia i camion che ogni anno rinunciano ai lunghi percorsi stradali, per arrivare a destinazione imbarcandosi sui grandi traghetti. Una tendenza che si traduce in un drastico taglio delle emissioni inquinanti, in una maggiore qualità lavorativa per gli autisti e non ultimo in una sensibile riduzione del traffico e degli incidenti stradali, a tutto vantaggio della collettività.
Enzo Cappucci ha seguito il viaggio via mare di un camionista italiano. il Servizio.

I dischi naviganti

Dalla Campania, fin su in Toscana: milioni di dischetti di plastica rilasciati da un impianto di depurazione delle acque in riva al fiume Sele, hanno viaggiato lungo il Tirreno spinti da correnti e mareggiate. Un disastro ambientale grave, sul quale è stata aperta un’inchiesta.
I volontari ambientalisti hanno cercato di ripulire un tratto del litorale romano, ma quello della plastica in mare è un problema che richiede una vasto programma di informazione e di educazione ambientale.

Mediterraneo

Il Mediterraneo si scalda troppo e così fatica a mitigare le ondate di caldo e di piogge che colpiscono i paesi rivieraschi. È quanto emerge dalla ricerca di una fondazione scientifica spagnola. Il servizio è di Enzo Cappucci.

Il mare di Roma soffocato dalla plastica

Di plastica non moriremo se è vero che dal 2030 sarà bandita dall’Unione europea. Ma di plastica oggi, purtroppo, soffochiamo. Il servizio girato sul litorale romano è fin troppo eloquente e mette in luce una drammatica mancanza di cultura ambientale. Enzo Cappucci.

Quel ramo del lago davanti a Como

Acqua e clima sono gli argomenti sul tavolo del vertice internazionale di Roma. Abbiamo quindi voluto verificare da vicino lo stato dell’arte delle acque di uno dei laghi più belli e suggestivi d’Italia: il lago di Como. Il servizio è di Enzo Cappucci

Pantelleria diventa Parco Nazionale. E’ il primo in Sicilia

Avrà le stesse opportunità di tutela di altri parchi dove è praticata la viticoltura eroica 

“Una scelta di civiltà e di rispetto dell’identità di Pantelleria; una risposta che afferma la sovranità dello Stato ed il valore supremo della natura, del paesaggio e dell`agricoltura dell`isola.” Così Antonio Rallo dell`azienda Donnafugata, ha commentato l`istituzione del Parco Nazionale. Dopo i drammatici roghi di questo mese, l`iter per l`istituzione del Parco voluto dall`Amministrazione Comunale e da un consistente movimento d`opinione, ha trovato il via libera della Regione Siciliana e infine quello del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell`Ambiente Gian Luca Galletti. Pantelleria diventa così Parco Nazionale, con le stesse opportunità di tutela di altri parchi dove è praticata la viticoltura eroica come quello delle Cinque Terre, in Liguria. “Finalmente la Sicilia – aggiunge José Rallo di Donnafugata – con il suo immenso patrimonio naturalistico, ha il suo primo Parco Nazionale e per Pantelleria è una svolta”. Insomma, “grazie all`istituzione del Parco, sarà più facile proteggere e rigenerare il patrimonio boschivo, recuperare ed incentivare la viticultura con la pratica agricola dell`alberello pantesco oggi patrimonio Unesco; e a giovarsene, sarà anche il turismo in generale.”

Spiagge italiane piene di rifiuti

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Plastica, polestirolo, cotton fioc e mozziconi di sigaretta inquinano il mare degli italiani. Lo rivela un’indagine curata da Legambiente. 

Sulle spiagge italiane si trovano 714 rifiuti ogni 100 metri. Questi i dati che emergono da un’indagine realizzata da Legambiente, che ha monitorato nel mese di maggio 47 spiagge italiane dove sono stati trovati 33.540 rifiuti. In media 714 rifiuti ogni 100 metri lineari di spiaggia.

Anche quest’anno regina indiscussa dei rifiuti da spiaggia rimane la plastica: il 76,3% degli oggetti trovati è di plastica; seguono i mozziconi di sigarette (7,9%),rifiuti di carta (5,5%), metallo (3,6%), vetro/ceramica (3,4%), legno (1,3%),rifiuti tessili (1,2%) e gomma (0,8%).

A guidare la top ten dei rifiuti spiaggiati più trovati sono tre piccoli ma pericolosi oggetti: al primo posto ci sono i pezzi di plastica e polistirolo (22,3%), di dimensioni inferiori ai 50 cm, che costituiscono quasi un quarto dei rifiuti trovati. Secondo posto per i cotton fioc (13,2%) per un totale di 4412 pezzi, diretta conseguenza della scorretta abitudine di “smaltire” questi rifiuti gettandoli nel wc e dell’inefficacia degli impianti di depurazione. Terzo posto in classifica per i mozziconi di sigaretta (7,9%): in particolare l’indagine di Legambiente ne ha contati 2642, una quantità pari al contenuto di 132 di pacchetti.

Rifiuti che fanno male all’ambiente, alla fauna, all’economia e al turismo. Tartarughe marine, uccelli e mammiferi marini possono restare intrappolati nelle reti da pesca e negli attrezzi di cattura professionale oppure morire per soffocamento dovuto all’ingestione accidentale di rifiuti (in particolare buste di plastica) scambiati per cibo.

L’indagine, che rientra nell’ambito della campagna “Spiagge e Fondali puliti – Clean-up the Med 2016”, vede le situazioni più critiche sulla spiaggia di Coccia di Morto a Fiumicino, in prossimità della foce del Tevere, dove si accumulano i rifiuti provenienti dal fiume. Qui Legambiente ha trovato il più alto numero di rifiuti: oltre 5500 rifiuti in 100 metri.

Dei rifiuti rinvenuti, il 67% è imputabile alla cattiva depurazione, con la presenza di ben 3716 cotton fioc e diversi altri articoli (deodoranti per wc e blister).

La frammentazione graduale dei rifiuti plastici abbandonati nell’ambiente genera un inquinamento irreversibile e incalcolabile. Per effetto di onde, correnti, irradiazioni UV e altri fattori, i rifiuti sono destinati a frammentarsi in milioni di micro particelle che si disperdono nell’ecosistema marino e costiero vengono ingerite dalla fauna marina.Attraverso la catena alimentare, la plastica arriva anche sulle nostre tavole con le sue sostanze nocive. In seconda posizione in classifica, con il 13%,troviamo i cotton fioc: si tratta dei classici rifiuti derivanti dalla mancata depurazione che giungono sulle spiagge attraverso fiumi, canali e scarichi.

Allarme Oceani, entro il 2050 in mare più plastica che pesci

Secondo un rapporto del World Economic Forum (WEF) e della fondazione Ellen MacArthur, entro il 2050 gli oceani arriveranno a contenere più plastica che pesci in termini di peso, con enormi rischi per l’ecosistema mondiale. Uno studio dell’Imperial College di Londra ha inoltre stimato che entro quella data il 99% degli uccelli marini potrebbe avere dentro di sé residui di plastica.

Uccelli marini a rischio

Se nel 1960, solo il 5% degli animali aveva rifiuti nello stomaco, nel 2010 la percentuale era salita fino all’80%: entro il 2050, solo l’1% di essi potrebbe non aver ingerito plastica sotto forma di tappi, sacchetti, rifiuti portati in mare da fognature, scarichi, fiumi.

Isole di spazzatura e soluzioni

Secondo gli esperti la pulizia degli oceani dalla plastica deve iniziare dalle coste e non dalle “isole” di immondizia come la “Great Pacific garbage patch”, la mega-area di spazzatura che “naviga” nel Pacifico, una delle cinque maggiori al mondo. I ricercatori britannici hanno utilizzato un modello sugli spostamenti della plastica nell’oceano per determinare quali siano le aree migliori per dispiegare “collettori” per le microplastiche simili a quelli concepiti dal progetto “Ocean Cleanup”: barriere galleggianti che convogliano la plastica e la rimuovono.

Secondo gli scienziati di Londra se simili sistemi fossero posti lungo le coste porterebbero più benefici. In particolare in un progetto di lungo termine, di 10 anni, se queste barriere fossero poste lungo le coste di isole cinesi e indonesiane rimuoverebbero il 31% delle microplastiche che stanno soffocando l’oceano. I collettori solo a ridosso dell’isola di spazzatura rimuoverebbero invece solo il 17% di plastica. “La Great Pacific Garage Patch ha un’enorme massa di microplastiche”, spiega Peter Sherman dell’Imperial College di Londra, “ma la maggior parte di plastica si trova lungo le coste, dove entra nell’oceano”. Ecco perché, aggiunge il dottor Erik van Sebille, ha più senso rimuovere le plastiche “lungo coste densamente popolate e sfruttate economicamente”, prima “che abbiano la possibilità di danneggiare” gli ecosistemi.

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