Cristo è rifiorito a Ponza

Nell’isola di Ponza, nella chiesa dei Santi Domitilla e Silverio, è germogliata la corona di spine del Cristo, un cordone di rovi secchi realizzato e donato alla chiesa dai pescatori ponzesi: un segno di speranza, dice il Parroco, Don Ramon Fagnardo.

 

Con Pelù la puliamo di più!

Pulizie straordinarie per la spiaggia della Feniglia, all’Argentario, dove la rockstar Piero Pelù, insieme con Legambiente, ha radunato centinaia di volontari per liberare dalla plastica una delle più belle spiagge d’Italia. Dalla Feniglia l’inviato Enzo Cappucci

Sydney to Hobart, la vela fa Natale

Da 75 edizioni la cornice è sempre la stessa, lo spettacolo del Sydney Harbour, la magnifica baia della città giardino, dove i grattaceli e i prati fioriti si specchiano in mare. E non c’è velista australiano che nel suo cassetto non abbia il sogno di mettersi in mare per attraversare lo stretto di bass e lasciarsi alle alle spalle le 628 miglia, oltre 1000 e cento chilometri, che separano la metropoli australiana da Hobarth, la capitale dello stato australiano della Tasmania. In questa edizione odierna le condizioni meteo sono piuttosto clementi, forse fin troppo, con brezze leggere, ma non sempre questo è un mare amico, perché è capace di trasformarsi in un inferno, come nel 98 quando una tempesta investì la flotta, decimandola e reclamando sei vite. da allora la regata è stata riservata ai soli professionisti, rinunciando alla partecipazione popolare che l’aveva animata sino ad allora. la cronaca dice che ben 5 barche sono adesso racchiuse in poche miglia, con in testa una barca di Hong Kong, Scallywag. ma tutto potrebbe presto cambiare, perché il vento che sinora non ha brillato, secondo le previsioni potrebbe alzarsi nelle prossime ore fino a raggiungere i 30 nodi, ovvero quasi sessanta kilometri orari, e spingere così i velocissimi maxi yacht, 30 metri di lunghezza, capaci di allungare il passo e di portarsi in testa. forse non di battere il vecchio record di un giorno, nove ore, 15 minuti e 24 secondi, ma certamente di vincere.

Bissaro-Frascari, campioni del mondo!

foto © Matias Capizzano

La vela italiana conquista il titolo del mondo in una classe spettacolare, quella del catamarano Nacra 17, deriva olimpica, proprio alla vigilia delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Nelle acque di Auckland, in Nuova Zelanda, Maelle Frascari e Vittorio Bissaro raccolgono il testimone di un altro equipaggio azzurro, campione uscente.
Il servizio è di Enzo Cappucci

Pedote, obiettivo Vendée Globe

L’unico velista italiano impegnato negli IMOCA 60, con la sua Prysmiam, traccia un bilancio della partecipazione alla Transat Jaques Vabre, conclusa al 17° posto dopo una collisione con oggetto in mare. “Ho comunque fatto un esperienza importante in vista del giro del mondo”, dice Pedote. La Vendée Globe, il giro del mondo in solitario e senza scalo, partirà da La Rochelle, in Francia, l’8 novembre del 2020. In video l’intervista a Giancarlo Pedote, skipper di Prysmian.

 

Ambrogio Beccaria, la Mini-Transat c’est moi! Adesso però, l’IMOCA 60…

Il “Cammellone” milanese, ingegnere, 28 anni, è lo strepitoso vincitore della classica transatlantica per mini 6.50, la Mini-Transat, abituale “parco giochi” atlantico dei velisti transalpini, che la considerano cosa loro.
Ambrogio non ha solo vinto le due distinte tappe: la prima tra La Rochelle (Fra) e Las Palmas de Gran canaria (Canarie), partita il 5 ottobre scorso, e la seconda, partita il 2 novembre, tra Las Palmas e Le Marin Martinique, per una distanza di circa 5 mila chilometri, che Beccaria ha chiuso in 13 giorni 1 ora, 58 minuti e 48 secondi; ma è sempre stato in testa nella sua classe.

I mini 6.50 sono le più piccole delle barche oceaniche, sostanzialmente accessibili a molte tasche, sorta di risposta popolare al gigantismo che ha da tempo contagiato la vela, anche oceanica.
Per questo la regata è sempre affollatissima di partecipanti, 87 quest’anno, divisi in due diverse classi: le Proto, sofisticate e più tecnologiche, e le Serie: meno elaborate e più abbordabili.
Ed è proprio su di un Serie che il velista milanese ha fatto vedere i sorci verdi, lasciandosi alle spalle anche tutti i Proto.
Tutti, meno due, quelli dei francesi Jambou e Trehin che hanno avuto il fiato sul collo del “Cammellone” fino alla fine, quando i venti leggeri e le sofisticate soluzioni del Proto hanno infine avuto la meglio sullo scafo di serie del solitario italiano.
In 22 edizioni della Mini Transat è la terza volta che vince un non francese, ed è la prima in assoluto per un velista italiano, che ora guarda avanti e dopo 6 anni di amore totale per queste mini imbarcazioni, e dopo 2 partecipazioni a questa regata, adesso – come ha rivelato a Rainews24, appena approdato in Martinica- sogna il grande salto verso un Imoca 60, la barca oceanica per eccellenza.
Naturalmente cercasi sponsor, perché qui comincia il gigantismo.
Sentiamo l’intervista esclusiva al “Cammellone” – oramai così soprannominato da amici e tifosi, in virtù del suo andare sempre, come una nave del deserto- realizzata da Emilio Fuccillo e, quindi, godetevi il lungo e bel video dell’arrivo in Martinica, condito da tuffo in acqua e dall’abbraccio dei cari.

Ambrogio Beccaria, “è davvero fico!”

 

Ambrogio Beccaria ospite a Thalassa, RaiNews24

 

Il giovane navigatore solitario milanese si aggiudica la prima tappa della Mini Transat, la traversata atlantica tra le coste francesi e la Martinica, a bordo di imbarcazioni di soli 6 metri e 50. Con il suo Geomag Ambrogio Beccaria, che corre tra le barche di serie, ha percorso le circa 1400 miglia che separano La Rochelle e le isole Canarie, con il tempo di 8 giorni, 19 ore, 52 minuti e 7 secondi, alla media di 6 nodi, 32. Due le ore di vantaggio sul principale rivale, il francese Felix de Navacelle. Ora Riposo, poi la partenza della seconda tappa il prossimo 2 novembre.

Occorre dire che il giovane Beccaria è l’astro nascente della vela oceanica italiana, il predestinato. Talmente scrupoloso, preparato e agguerrito che il suo primo tifoso è sua eminenza Giovanni Soldini, il nostro oceanico per definizione, che anche in questa occasione, pur impegnato in Pacifico e appena approdato ad Hong Kong, ha fatto il tifo per l’ingegnere milanese, seguendo la sua avventura passo passo, attraverso le carte e le posizioni pubblicate sul web in tempo reale dagli organizzatori della regata. “Sono così felice, non pensavo di essere in testa!”, è stato il primo commento di Ambrogio non appena appreso della posizione conquistata e poi mantenuta fino al traguardo, dopo una notte passata a manovrare sulla barca invece che a interessarsi al meteo e a seguire le posizioni dei concorrenti.

E così quando finalmente è giunto  al traguardo delle Canarie, approdo della prima tappa della regata, ha esclamato semplicemente: “Ho vinto? Davvero fico!”.
Sono 87 i partecipanti a questa 22 esima edizione della Mini Transat, da sempre dominata dai velisti francesi, riservata alla più piccola delle barche oceaniche, i Mini che anche in Italia vantano oramai un forte seguito.
22 le barche in gara tra i “prototipi”, lì dove la sperimentazione si abbina alla sofisticazione del progetto, e 65 quelle in gara tra gli scafi di serie, più accessibili anche economicamente, dove il nostro ha dominato, primeggiando su di una flotta di velisti italiani comunque nutrita, composta in tutto da sette navigatori: Marco Alejandro Buonanni (ITA769 – Bandolero – Serie), Alessio Campriani (ITA 488 – Zebulon – Serie), Luigi Dubini (ITA691 – The Doctor – Serie), Daniele Nanni (ITA 659 – Audi e-Tron – Serie), Luca Rosetti (ITA 342 – Arkè – Prototipo), Matteo Sericano (ITA 888 – Eight Cube – Prototipi).

 

Oceano Mare interiore, scuola di vita

“L’oceano è una grande scuola, lo vivo come un grande spazio libero dove riesco a esprimermi al meglio, confrontandomi con gli elementi, dai quali imparo qualcosa tutti i giorni”, spiega Beccaria che reduce dal successo in mare, partecipa oggi a Milano al Convegno ‘Milano Sostenibile.Terzo osservatorio sullo stile di vita dei cittadini’.
“Navigare ti dà anche la possibilità’ di verificare lo stato dei mari e degli oceani: la presenza di plastica è evidente e a volte può diventare un problema persino per la regata in sé.

In mare s’impara a gestire prima di tutto le proprie energie e poi quelle della barca, la

gestione dei i rifiuti e dei pesi. La barca è un sistema autonomo, non controllato dall’esterno, e su piccola scala è utile per capire i consumi di acqua, elettricità e cibo.
La gestione della barca assomiglia alla gestione del pianeta: usiamo risorse che finiranno e dobbiamo capire come gestirle e rigenerarle”.