Sydney-Hobart, 69 edizioni ma non le dimostra

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Come da tradizione, il giorno di Natale, per noi Santo Stefano, dalla spettacolare baia di Sydney è partita la più celebre regata oceanica dell’emisfero sud, la Sydney- Hobart, che dalla metropoli australiana si getta a capofitto verso la capitale dell’isola della Tasmania, distante 628 miglia.
Il servizio è di enzo cappucci

Sessantanove edizioni, ma non le dimostra, non solo perché è affollata di barche, sintomo di giovinezza, ma perché come sempre la Sydney-Hobart è una vera festa sportiva in un paese dove lo sport è una religione e la baia di Sydney, il Sydney Harbour, è la sua cattedrale: il palcoscenico naturale di una città dai giardini perennemente fioriti con i grattacieli a specchio a fare da cornice, capace di richiamare migliaia di spettatori. Novantaquattro barche in gara, con la parte da prim’attore recitata ancora una volta dal maxi Wild Oats, trenta metri di lunghezza, che detiene il record sulla distanza in un giorno, 18 ore, 23 minuti e 12 secondi, stabilito lo scorso anno, e che tenta anche di stabilirne un altro, fatto di sette vittorie. Una brezza di 18 nodi ha accompagnato le barche fuori dal Sydney Harbour, ma come sempre i momenti difficili arriveranno nello Stretto di Bass, il braccio di mare che separa l’australia dall’isola di Tasmania, quasi una miniatura della terra madre. Qui i concorrenti dovranno affrontare raffiche previste tra i 40 ed i 60 nodi di violenza, quasi 120 km orari, e onde alte 12 metri; ma in teoria- almeno così si augurano gli organizzatori- non dovrebbe ripetersi la tragedia che segnò l’edizione del 1998, quando un tifone affondò 5 barche e 6 velisti annegarono. In ogni caso non sarà un divertimento, anche se quest’anno, e per la prima volta, alla flotta si sono aggregate le barche in gara per il giro del mondo, di cui la regata è divenuta una tappa. E’ la ciliegina che la rende ancora più avvincente.

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