America’s Cup, Oracle Miracle

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La Coppa America di vela resta negli Stati Uniti, saldamente nella mani del difensore Oracle, che si è aggiudicato la 34 esima edizione del Trofeo più prestigioso, grazie a una straordinaria rimonta sugli sfidanti neozelandesi che conducevano per 8 regate a 1 e che hanno finito, invece, per perdere per 9 a 8.

Oramai è catalogata come la più grande rimonta sportiva della storia, un capovolgimento di fronte sul quale nessuno avrebbe mai scommesso. Però è avvenuto e non con una squadra qualunque, ma con i maestri neozelandesi che nonostante una magnifica partenza ieri sera, subito davanti a Oracle, e nonostante una qualità d’equipaggio fuori discussione, si sono visti sfilare la Coppa America da sotto il naso, quasi senza poter combattere, tanto sfacciatamente più veloce è stata la barca americana.
http://www.rainews24.it/ran24/clips/2013/09/fl_son_cappucci_americascup_26092013.mp4

“Merda”, è stato il twitt secco del primo ministro neozelandese John Key, che ha risparmiato così 135 caratteri ma ha speso nell’avventura 22 milioni di euro governativi, pur di aiutare Team New Zealand ed il suo patron Gran Dalton, straordinaria figura di marinaio, a riportare nel paese di “Te Moana”, la grande brocca d’argento, già vinta nel ’95 e nel 2000: il Gral di un paese che ha la vela come religione.
Non sono bastati: troppo pochi rispetto ai circa 150 milioni di euro ufficiali, che il multimiliardario americano Ellison, patron di Oracle, pesato 40 miliardi di dollari nel suo patrimonio personale, ha investito sul suo giocattolo a vela.

Forte di questo patrimonio, nella sua rimonta Oracle ha potuto contare allora su intere squadre di architetti e ingegneri navali che approfittando di alcune giornate di sospensione delle regate, forse generosamente concesse, hanno fatto di una barca sino ad allora incapace di vincere, un’autentica macchina da velocità, soprattutto nel risalire il vento, che è stato al contrario il tallone d’achille dei neozelandesi.

E’ la terza volta, in 162 anni di storia, che il trofeo viene assegnato all’ultimo respiro: la prima fu nel 1920, quando l’americana Resolute sconfisse la britannica Shamrock IV (Sir Thomas Lipton… ), la seconda nel 1983 quando ad Australia II riuscì la straordinaria impresa di strapparla agli americani, e al mitico Dennis Conner, dopo 132 anni di dominio ininterrotto.

Lo stesso dominio che si profila forse oggi, perché se le barche non cambiano – e spetta al vincitore deciderlo- sarà difficile avvicinarsi allo straordinario bagaglio tecnologico accumulato dagli americani su queste barche, peraltro volute da loro.

O meglio, dal loro vero Deus, il neozelandese Coutts, che dopo averla conquistata 4 volte sotto tre diverse bandiere (Nuova Zelanda, Svizzera e Stati Uniti), passato armi e bagagli alla corte di Oracle, detta le regole mentre il suo capo Ellison prende nota, e oggi più che mai sull’olimpo dei grandi timonieri e skipper di coppa america, come fu l’americano Dennis Conner di qualche  stagione fa: l’uomo che fa la differenza.
Ma per entrare davvero del mito, come Conner, a Coutts  manca un passaggio chiave: la coppa deve ancora perderla e poi riconquistarla, in lacrime per il suo Paese.

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