Sydney-Hobart, tempo da lupi

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Anche quest’anno nel bel mezzo della gara si sono ritirati un bel po’ di equipaggi, 11 per l’esattezza: barche disalberate, marinai feriti, uomini in mare, ma fortunatamente tutti recuperati. La Sydney-Hobart si conferma insomma una regata difficile, che negli anni della sua lunga storia ha messo a dura prova scafi e uomini lungo questo breve tratto di mare che separa la Terra Madre Australia dall’isola di Tasmania: appena 628 miglia, ma capaci di rivelarsi terribili.

Come nell’edizione del 1998, la piu’ dura della storia di questa classica nata come una festa cittadina che parte il giorno di Santo Stefano dalla baia di Sydney e che reclamo’ sei vite umane. Una follia che ha poi spinto gli organizzatori a limitare la partecipazione ai soli equipaggi professionisti . Allora il vento tocco’ velocita’ massime di 80 nodi, e le onde – raccontarono i superstiti – si innalzarono fino al livello di palazzi di otto piani.

Anche quest’anno le condizioni sono state molto difficili e la tempesta nello stretto di Bass ha messo a dura prova tutti gli equipaggi. “E’ stato molto difficile condurre l’imbarcazione tra le onde evitando che si spezzasse”, ha raccontato a meta’ gara Ian Burns, timoniere di WIld Oats XI, quattro volte vincitrice della gara, avviata al quinto successo. Il vento da sud-ovest ha raggiunto punte di 50 nodi, le onde sono salite fino a quattro metri, prima di superare il tratto piu’ difficile ed entrare nel braccio di mare dove a ridosso dell’isola di Tasmania iniziava il rush finale dei concorrenti.

Brindabella si e’ ritirata per una randa strappata, peggio e’ andata a Dk’64 cui e’ stato spazzato via il timone e al 44 Bacardi, disalberato a 35 miglia est dalla costa del Nuovo Galles del Sud. Jutson 79, vincitore nel ’97, e’ stato costretto a fare marcia indietro e a tornare a Sydney. Il commodoro del Cruisin Yacht Club of Australia, Gary Linacre, appena giunto ad Hobart ha coordinato le operazioni di soccorso e ricerca.

Drammatico il racconto di Burns, a meta’ regata. “Abbiamo deciso di mantenere la barca molto lenta, sui 17-18 nodi – ha spiegato – per evitare che si schiantasse sulle onde: e’ l’unico modo per affrontare ogni onda, ogni soffio di brezza che ci viene incontro. Siamo arrivati a pescare fino a 2-3 metri sott’acqua, ma i ragazzi sono stati fantastici: hanno fatto un gran lavoro, li’ su appesi alle vele, senza un lamento”.

Ancor piu’ drammatico quello dello skipper di Yuuzoo, un’altra delle concorrenti ritiratasi, dopo che due suoi uomini erano caduti in mare ed erano poi stati recuperati: “Mai capitata una gara cosi’ difficile – ha raccontato Ludde Ingvall. il cui 90 piedi era stato riempito da piu’ di 10 mila litri d’acqua alle due della notte australiana – Non e’ piacevole regatare quando piu’ che alla velocita’ o alla rotta devi pensare alla tua sopravvivenza”.

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