Montecristo, goccia di splendore

L’isola resa celebre dalla letteratura romantica francese è ancora oggi un magnifico eremo di terra e, soprattutto, di mare, Riserva naturale ambita da diportisti senza scrupoli e da bracconieri richiamati da un mare protetto e, per questo, pescoso.  
Thalassa vi ha fatto visita scoprendo un mondo d’incanto fatto di silenzio e di una natura straripante, affidato a due custodi scrupolosi e innamorati.
Il video di Enzo Cappucci

Enel, l’acqua della Patagonia tutta d’un sorso

 

La Patagonia cilena è interessata da un grandioso progetto industriale che se approvato rischia di cambiare per sempre il volto di un territorio senza pari, di una bellezza primordiale.
Il Cile intende infatti costruire 6 dighe lungo il corso di tre fiumi, il Rio Pascua, il Rio Baker ed il Rio Salto, per produrre energia idroelettrica, motore della crescita , e portarla fino al nord industriale del Paese, attraverso una linea lunga 2.300 chilometri. La natura è il prim’attore di questo réportage, ma soprattutto lo è l’acqua dolce che da bene forse più prezioso che la natura possa averci regalato, sta velocemente e semplicemente diventando una merce da vendere. Una questione che riguarda tutti, non solo la Patagonia, e che vede l’Italia giocare un ruolo di primo piano.
Le sorprese… davvero non mancano. Il réportage è di Enzo Cappucci

 

Favignana, l’isola con le ali

A Favignana, sull’isola a forma di farfalla, al centro della Riserva Marina delle Egadi, tra natura e mattanza: la secolare tradizione della pesca al tonno di corsa, che dopo gli anni d’oro dell’epopea dei Florio vuole oggi tornare ai fasti di un tempo.

E’ un’isola, ma ovunque si guardi verso il mare si vede terra. Si vede la costa della Sicilia, con il Monte Erice, Trapani e, via verso sud, la piana che precede Marsala. Poi Levanzo e più lontana si vede Marettimo, l’ultima delle isole Egadi, di un Arcipelago dalle molte sorprese. Ma il panorama bisogna proprio conquistarselo, perché per avere un’idea precisa di dove si è approdati occorre salire la lunga e ripida salita che conduce al Monte Santa Caterina, l’unico e il più alto di Favignana, 314 metri che sovrastano e dividono l’isola in due netti versanti pianeggianti.

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La Riserva dello Zingaro

A pochi chilometri da Trapani – tra San Vito Lo Capo e Scopello – c’è un angolo di Sicilia intatto nella sua bellezza: la “Riserva Orientata” dello Zingaro. Sette chilometri di costa inviolata e di mare protetto.

L’ultima volta che gli hanno appiccato il fuoco è stato la scorsa estate, qualche ettaro andato in fumo sulla parte alta, la più panoramica e, forse, la più accessibile alla Riserva se si pensa di aggredire dalle spalle questo angolo di mondo e di Sicilia
troppo bello per non suscitare appetiti famelici. Fortunatamente i danni sono stati limitati, anche perché è il territorio immediatamente costiero a rappresentare la parte più suggestiva e, naturalisticamente, pregiata dello Zingaro, di questa striscia di terra affacciata su un mare che non teme paragoni, curata come un enorme giardino botanico naturale, scrigno di tante specie rare. Uno dei pochi tratti costieri della Sicilia dove non esistano palazzi, ville a schiera e strade litoranee, ovvero le vie che il cemento percorre per affermarsi e deturpare. Certo, ci hanno provato per anni, sin dal 1976, ma la strada è rimasta lì, non asfaltata e irrimediabilmente cieca, abortita davanti all’ingresso della Riserva, sul versante di San Vito. L’hanno fermata le proteste popolari, le migliaia di siciliani che il 18 maggio del 1980, una data storica per gli ambientalisti della regione, sono giunti come una fiumana nei vicini centri di Scopello e di San Vito Lo Capo per occupare pacificamente la Costa dello Zingaro, prenderne simbolicamente possesso, ed affermare così il principio del rispetto della natura, di un bene comune da valorizzare, piuttosto che da lottizzare.
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Stromboli, il gigante di fuoco

La straordinaria isola di Stromboli, nell’Arcipelago delle Eolie, non è solo la meta ideale di un soggiorno al mare, ma è anche l’occasione per approfondire la comprensione del territorio e fare conoscenza con il vulcano.

Stromboli è un’isola ambivalente, in equilibrio tra cio’ che è emerso e che costantemente, sotto la terra e il mare, ribolle. Ogni venti minuti un rumore sordo di cannone ci ricorda che stiamo riposando ai piedi di un gigante e che il gigante è
vivo. Tutto bene finchè si muove nel sonno, ma qualche
volta è a un passo dal risveglio.

Ci sono segnali che negli ultimi tre anni l’attività del vulcano è aumentata con un picco tra dicembre 2002 e luglio 2003.

video
Anche le regate intorno al vulcano. Stromboli “boa” della Middle Sea Race, guarda il video
Per proteggere gli escursionisti che, a partire da maggio fino a settembre, praticamente ogni giorno, salgono a decine in vetta per godersi lo spettacolo delle esplosioni, la Protezione Civile ha fatto dislocare ad alta quota sei rifugi. Gli “shelter” in acciaio, del valore di circa 100 mila euro l’uno, sono stati progettati dall’Università degli Studi della Basilicata per resistere all’urto di un masso di mezzo metro di diametro proveniente da 400 metri di distanza. Ogni rifugio è in grado di proteggere circa 10 persone.

La messa in opera è appena finita, i moduli sono stati trasportati in elicottero e assemblati sul posto. E sempre per ragioni di sicurezza anche la frazione di Ginostra, dove prima non era possibile attraccare se non con piccole imbarcazioni, dal marzo del 2005 ha il suo molo, una struttura in cemento pigmentato e massi di roccia vulcanica di una sessantina di metri di lunghezza. Anche i sentieri per salire al vulcano sono stati ritracciati ed è stato introdotto il divieto oltre i 400 metri di quota di proseguire senza le guide alpine o vulcanologiche che sull’isola sono organizzate nell’associazione Magmatrek.

Anche Stromboli, meta fascinosa per lo strisciante senso di pericolo e per la sfolgorante bellezza, ha dovuto sottomettersi a questa moderna esigenza di prevenire le catastrofi e dunque alle regole. La svolta risale al 30 dicembre del 2002. Due frane in rapida successione, nello spazio di otto minuti fanno seguito a una vigorosa ripresa dell’attività esplosiva. Il peso dei materiali eruttati provoca il collasso di 16 milioni di metri cubi di materiale.

La parte sommersa della frana , 8 milioni di metri cubi, genera un maremoto che ha colpito le coste dell’isola e raggiunto anche le altre isole Eolie e le coste della Calabria e della Sicilia.

Ecco come nasce uno tsunami con onde fino a sei metri di altezza, ma a chi c’era sembravano 20. Vulcano di tipo esplosivo, indicatocome il faro del Mediterraneo dai tempi dei Fenici, Stromboli è l’unico dei vulcani
dell’arco eoliano ancora attivo. Strombolicchio, lo scoglio che lo fronteggia sulle coste che vanno da FicoGrande a Piscità, e’ solo il dente di un antico cratere.

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