Capo Horn facile, facile

Chi l’ha detto che per doppiare il temibile Capo Horn occorre navigare tutti gli oceani e affrontare marosi da tregenda? Basta infatti trovare la finestra meteo giusta e la più meridionale delle terre emerse, estremo lembo del Continente sudamericano, affacciato sui ghiacci dell’Antartide, diventa come il promontorio dell’Argentario in estate. Franck Cammas , mito francese della vela, lo ha doppiato a bordo di un piccolo catamarano con gli oramai onnipresenti foils.
E’ bastato appostarsi nei paraggi e aspettare il giorno buono. Un video bellissimo.

Transat Jaques Vabre, intervista a Giancarlo Pedote ed Erwan Le Roux

La parola alla coppia vincitrice tra i multiscafi di 50 piedi (15 metri) di lunghezza, che con il loro FénetreA-Prysmian si sono classificati anche al terzo posto assoluto nella massacrante traversata oceanica, che ha visto la flotta (decimata da una tempesta) partire dalle coste atlantiche francesi, per arrivare in Brasile a Itaja.

ITWs de Erwan et GiancarloErwan : « Dans ma tête, il se passe plein de choses. Je suis vraiment heureux de cette victoire. Pour moi, c’est beaucoup d’émotions dans le sens où lorsque nous avons construit le bateau pour Frank-Yves Escoffier, en 2009 chez CDK, avec Bertrand Chamber-Loire (le Président de Crêpes Whaou !, ndlr) puis Hubert Desjoyeaux et les autres, j’étais loin de me douter de que ce j’allais pourvoir accomplir avec ensuite. C’est une superbe machine et décrocher une troisième victoire à son bord aujourd’hui, c’est, pour moi, quelque chose de vraiment exceptionnel !

Posted by Erwan LE ROUX on Mercoledì 11 novembre 2015

Un architetto croato ha fatto costruire un organo che trasforma le onde del mare in musica

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Quello che vi sto per raccontare potrebbe lasciarvi stupiti: pensate al mare, alle sensazioni che vi provoca il fragore delle onde che giungono a riva una dietro l’altra. Benissimo. Un architetto croato, Nikola Bašić, ha pensato di trasformare tutto questo in qualcosa di armonico e piacevole all’udito.

Un maestoso organo, il Morske Orgulje, progettato nel lontano 2005, è l’indiscusso protagonista musicale della città di Zara in Croazia. Forgiato in alcuni scalini, lo strumento è composto da canali connessi a 35 tube, ciascuna collegata a sua volta a differenti corde musicali, per ottenere naturalmente suoni di vario tipo. Gli arrangiamenti sono puramente casuali e cambiano continuamente, e dipendono da come le onde vengono a contatto con l’organo. L’aria formatasi può così entrare nelle tube e così produrre le melodie.
Magico:

 

Transat Jaques Vabre, la vela al limite

Pesante bilancio di una regata transatlantica partita nel peggiore dei modi. Passata la tempesta, l’italiano Pedote è ora in testa nei multiscafi di 50 piedi.

Prysnian Trimarano (Screenshot)

Un celebre adagio inglese, coniato dunque dai padri della marineraia moderna, recita che il buon comandante di un’imbarcazione non è colui che esce indenne dalla tempesta… ma colui che nella tempesta evita di entrarci, blandendola e aggirandola.

E’ evidente che la storiella è del tutto sconosciuta agli organizzatori della Transat Jaques Vabre, la regata in transatlantico tra la Francia e Itajai, in Brasile, che pur a conoscenza di una forte perturbazione in arrivo, proprio in occasione della partenza, hanno comunque dato il via alla regata, che poteva tranquillamente essere rimandata di un paio di giorni.

Il bilancio è di 17 barche ritirate, molte danneggiate, altre addirittura semi affondate e quindi abbandonate in Atlantico, con avventurosi recuperi dei naufraghi (vedi video Hugo Boss).

Francamente non si capisce il criterio di una posizione del genere, nemmeno vi fossero obblighi di nobiltà oceanica da far valere, blasoni da Circolo; a meno che non si volesse creare un evento nell’evento, una spettacolarizzazione da circo equestre ad uso e consumo della pubblica opinione per far parlare di sé e per sostenere il principio tanto caro oltr’Alpe che l’oceano (l’Océan…) è per i duri, punto.

Di solito gli organizzatori di questi grandi eventi di vela oceanica sono vecchi velisti che sopravvissuti alle loro avventure hanno oramai preso a metro organizzativo proprio le loro imprese, una sorta di auto deificazione.
Ma un fatto è trovarsi in condizioni difficili quando si è già in mezzo al mare, altro è andarsela a cercare per trovarsi a lottare subito per la sopravvivenza.
Dopotutto parliamo di sport o no?

Nessuno ha obbligato gli skipper a mettersi in mare, è chiaro; ma un professionista che si è preparato per mesi, anni magari, che ha investito risorse ed energie nel suo progetto, che ha obblighi con gli sponsor, è certo che non può tirarsi indietro e che è costretto a partire sulla sua pelle.

Francamente la trovo una cosa fuori da ogni regola, persino di marketing, chi ha responsabilità organizzative dovrebbe rifletterci.
Occorre proprio ricordare le tragedie che nel passato hanno segnato anche le grandi regate, come il drammatico Fastnet del 2009, con 15 vittime; la Sydney-Hobart, che prima di stringere il cerchio ai soli professionisti lasciava avventurarsi verso la Tasmania le famigliole, anche lì contandone le vittime?

L’ultima e più insopportabile delle tragedie annunciate è appena di un paio d’anni fa, la Cape Town-Rio, divenuta celebre da noi perchè vi partecipava Soldini: anche quella una regata ostinatamente fatta partire nonostante l’avviso di burrasca in arrivo e poi costata poi la vita a un partecipante.
In questa rassegna dell’inutile sacrificio umano a vela mi viene in mente anche il povero velista britannico morto in Coppa America a San Francisco, Bart Simpson, annegato nel rovesciamento dei catamarani spaziali voluti dagli “organizzatori”, ovvero i detentori del Trofeo.

Macchine da velocità ora accantonate, rivelatesi persino incontrollabili, e costate milioni di dollari di investimenti, in nome di una spettacolarizzazione e di un gigantismo dell’America’s Cup, che si è oggi ridotta a sfidarsi quasi con gli Hobby Cat da spiaggia nel disinteresse generale.

E’ indicativo poi che in questa Transat abbiano avuto i danni più seri e in numero maggiore proprio le barche che sulla carta avrebbero dovuto essere le più solide, oltre che le più moderne: gli Imoca 60, gli scafi destinati a correre le più dure regate intorno al mondo, alle prese con i mari più infidi e spettacolari del pianeta.
Segno che l’asticella si è alzata prepotentemente e che raggiungerla è un ansia che fa male.

In tutto questo, con tre mani di terzaroli alla randa, e solo con quella, l’unico italiano in gara, Giancarlo Pedote, ha felicemente passato la “nuttata”, sia pure con qualche livido di troppo, ma comunque rimasto in piedi nel “combattimento”.
Lo skipper del trimarano di 50 piedi, FénetreA- Prysmian, in coppia con il francese Erwan Le Roux ha tenuto una condotta di gara intelligente, badando soprattutto alla pelle e a non fare danni a sé e alla barca nella fasi più difficili della tempesta, centellinando le risorse e trattenendo il fiato, per poi mollare il freno una volta passata.

Ora guida brillantemente la gara nella sua categoria, con oltre 400 miglia di vantaggio sul secondo, e la calma dopo la tempesta gli ha permesso anche di parlare al telefono con gli scriba e con Thalassa in particolare.

Eccovi la conversazione. Buon vento a tutti.

Tunisia, dal deserto al mare (il video)

Tutti dobbiamo della gratitudine al piccolo paese nordafricano, vittima del fondamentalismo islamico, argine di valori condivisi e acquisiti, riassumibili in un solo, unico e chiaro concetto qual è quello della Pace.
La Tunisia ha pagato un pesante tributo al fanatismo che l’ha colpita ferocemente nei suoi simboli più evidenti della comune cultura mediterranea, prima con l’assalto al Museo del Bardo, a Tunisi, magnifico scrigno dell’eredità romana, quindi con la mattanza compiuta sulla spiaggia di Sousse, nel sud del paese, dove 39 persone in costume da bagno sono state falciate dai colpi di un kalashnikov, sparati da un giovane invasato.
Il fanatismo non solo ha ucciso persone inermi, ma ha anche colpito la più preziosa risorsa economica di un paese che non è ha altre oltre il turismo.
Tunisi ha investito moltissimo nel turismo, da molti anni a questa parte: prima con la raggiunta indipendenza e sotto la presidenza Bourghiba, quindi con il suo successore Ben Alì, oggi con i suoi nuovi governanti.
Una macchina ben rodata e funzionante, alimentata dai prezzi convenienti del tutto compreso, ma anche da un mare straordinario e da un territorio interno di grande bellezza, accompagnati da una tradizione di accoglienza e benevolenza verso lo straniero, l’italiano in particolare, che stride in maniera totale con la violenza dei fatti recentemente vissuti.
Per questo, nel suo piccolo, Thalassa vuole rendere omaggio a un paese che ha disperatamente bisogno di ripartire da lì, da dove è stato forzatamente interrotto: dal mare che lo costeggia e che lo unisce alla sua sponda opposta: a quell’Europa indifferente che resta suo malgrado il modello di riferimento di un paese amico.

Volvo Ocean Race, piove sulla flotta

Dongfeng Race Team e Abu Dhabi Ocean Racing continuano a battagliare per la testa della gara,quando mancano poco più di 700 miglia ad Auckland, arrivo della quarta tappa della regata intorno al mondo, in equipaggio.

Alle spalle dei due apripista ci sono gli spagnoli di MAPFRE e Team Alvimedica, mentre gli olandesi di Team Brunel e le veliste di Team SCA, rispettivamente quinti e seste, accusano un ritardo superiore alle 68 miglia. Continua a leggere

Team Vestas, dallo scoglio al mare di Bergamo Alta. Con l’ecoscandaglio

Tornerà in acqua la barca danese naufragata sulla barriera corallina di St Brandon, nel corso della seconda tappa della Volvo Ocean Race. La ricostruzione avverrà nel Cantiere Persico di Bergamo, eccellenza italiana.

Il management di Team Vestas Wind ha confermato i piani per la ricostruzione della barca, in vista di un possibile ritorno in regata entro il mese di giugno. La barca del team danese, gravemente danneggiata da un incagliamento sulla barriera corallina di St Brandon durante la seconda tappa della Volvo Ocean Race lo scorso 29 novembre, è stata recuperata dall’atollo e portata a bordo di un cargo della Maersk Line in Malesia, dove è attualmente sottoposta a controlli e verifiche, prima del viaggio verso l’Italia e il cantiere Persico di Bergamo, dove verrà ricostruita. Continua a leggere

Sydney- Hobart, l’ottava volta di Wild Oats

Si è conclusa con la vittoria dell’imbarcazione Wild Oats la 70 esima edizione della Sydney-Hobart, la regina delle regate australi. Il servizio è di Enzo Cappucci

Otto vittorie in dieci partecipazioni, Wild Oats impone la sua regola e taglia vittorioso il traguardo di Hobart, la capitale della Tasmania, isola Stato a sud della grande madre Australia, superando di una vittoria il record delle sette conquiste stabilito tra il 1946 ed il 1960 dalla storica Morna, divenuta poi Kurrewa IV. Continua a leggere

Sydney-Hobarth, partiti! (il video in anteprima Thalassa!)

Come da tradizione questa mattina è partita da Sydney la più classica delle regate australi, la Sydney-Hobart. 630 miglia di mare tra la magnifica baia della metropoli australiana, e la città di Hobarth, capitale dello stato australiano della Tasmania, a sud della terra madre. Ecco le spettacolari immagini della partenza nel servizio di Enzo Cappucci

70 edizioni, solitamente sarebbe il tempo di tirare i remi in barca, ma non per la più seguita e spettacolare regata dei mari australi, una festa nella festa, puntuale al suo appuntamento nel giorno di Snto Stefano. Continua a leggere