A Genova il Salone delle speranze

Si è aperta a Genova la 57 esima edizione del Salone Nautico. Una rassegna dai dati lusinghieri, che sembra voler chiudere la lunga stagione di crisi che ha attraversato l’economia in generale, ma la nautica in particolare. Mille e 100 barche in acqua, 884 espositori, un fatturato che nel 2016 è tornato a vedere la luce dei 3 miliardi e mezzo di euro, livello che non vedeva dal 2011, da prima che il Governo Monti nel 2013 calasse sulla nautica la scure di tasse ad “alzo zero”, mettendo in fuga migliaia di barche e costringesse alla chiusura centinaia di attività.
Il Salone è aperto fino al prossimo 26 settembre.

Alghero, una fortuna in fondo al mare

L’oro rosso di Alghero è il corallo, tra i più pregiati al mondo, che identifica un’intera città con il tesoro che cresce nelle profondità del suo bellissimo Golfo.
Una ricchezza difficile da raccogliere, persino a rischio della vita, raccontata dal museo cittadino e dai suoi artigiani, incisori che hanno saputo trasformare il corallo in arte. Continua a leggere

Trent’anni di scafi d’Epoca e Classici

scafi d'epoca

Grande raduno sui laghi Maggiore e d’Orta

Dal 29 giugno al 2 luglio l’ASDEC, l’Associazione Scafi d’Epoca e Classici fondata a Milano nel 1987, celebrerà il trentennale della nascita con un Raduno Motonautico Internazionale che si svolgerà tra il Lago Maggiore e il Lago d’Orta. La partecipazione è aperta a tutte le imbarcazioni d’epoca e classiche a motore. La flotta farà base presso il Verbano Yacht Club di Stresa. In programma la circumnavigazione delle isole Borromee, un pranzo a Villa Crespi con lo chef Cannavacciuolo, visite culturali, esposizione di auto storiche, l’esibizione in volo di aerei storici e barche a vela d’epoca.
 
APERTE LE ISCRIZIONI AL RADUNO DEL TRENTENNALE ASDEC
Sono aperte le iscrizioni al grande Raduno Motonautico Internazionale che dal 29 giugno al 2 luglio 2017 celebrerà i 30 anni dell’ASDEC (www.asdec.it), l’Associazione Scafi d’Epoca e Classici fondata a Milano nel 1987 con lo scopo di riunire gli appassionati di imbarcazioni da diporto e da lavoro a motore, a remi e a vela, per assisterli nel restauro, rimessaggio e conservazione. All’evento in programma potranno iscriversi le barche d’epoca e classiche a motore in grado di navigare a una velocità di crociera minima di 30 km/h e altre più recenti, ammesse a discrezione del Comitato Organizzatore, che per disegno o per costruzione rivestano interesse per le tradizioni nautiche. L’evento ha ricevuto il patrocinio e il sostegno della Città di Stresa.
 
NAVIGAZIONI, GARE DI REGOLARITÀ, AUTO, VELIVOLI e VELE D’EPOCA
La flotta farà base presso il Verbano Yacht Club di Stresa, sulla sponda piemontese, dove potrà essere ammirata all’ormeggio. Tra le iniziative programmate nel corso delle tre giornate una serie di visite culturali, un pranzo presso il ristorante ‘due stelle Michelin’ diAntonino Cannavacciuolo a Villa Crespi, sul Lago d’Orta, la circumnavigazione delle isole Borromee sul Lago Maggiore (Isola Bella, Isola dei Pescatori e Isola Madre), prove di regolarità, visite ad Arona, ai Castelli di Cannero e alle rocche affacciate sul Verbano. Domenica 2 luglio partecipanti ed appassionati potranno ammirare l’esposizione delle Jaguar storiche sul lungolago di Stresa, il passaggio a volo radente di una squadriglia di velivoli storici e una veleggiata di vele d’epoca dell’Associazione Vele d’Epoca Verbano (scarica il programma dettagliato su www.asdec.it, Sez. Raduni – Calendario).

Reti da pesca, tavole imbandite per delfini

Antonio Causa mostra le reti danneggiate dai delfini

Poetici per i navigatori da diporto e per i bagnanti, i delfini sono al contrario un vero problema per i pescatori, che si vedono le reti distrutte e vanificato il lavoro di giornate di mare e di sacrifici. A Porto Ercole, all’Argentario, il grido di allarme di uno di loro, Antonio Causa, che parla a nome di tutti i colleghi di piccolo cabotaggio, di quelle barche di modesta stazza, utili per una pesca non distante dalla costa: il vero bersaglio dei delfini.

I pescatori sono tra le prime sentinelle dei nostri mari.
Sono loro a fiutare l’aria che tira, ad accorgersi dei piccoli mutamenti ambientali, locali, che rappresentano generalmente il riflesso di mutamenti globali ben più ampi, che si chiamano riscaldamento, inquinamento e soffocamento del Pianeta Terra.
Sono loro, i pescatori, ad accorgersi dell’aumento o del drastico calo della temperatura delle acque, fenomeni sempre più frequenti che hanno effetti nocivi sulla pesca.
E sono loro ad annusare prima degli altri i livelli di inquinamento del mare, a trovare nelle viscere dei pesci pescati le tracce della plastica che gettiamo in mare, che sminuzzata da scogli e onde, in una catena perversa finisce poi per depositarsi anche nei nostri stomaci, per raffinati che possano essere.
Se oggi negli oceani galleggiano 165 tonnellate di plastica (dati World Economic Forum) un domani si prevede che per 3 tonnellate di pesce ve ne sarà in mare anche 1 di plastica e che senza seri provvedimenti nel 2050 la plastica supererà i pesci.
E sono soprattutto loro, i pescatori, a dirci che da tempo non si può più parlare di pesca “miracolosa” in Mediterraneo, un mare spremuto come un limone, sul quale si affacciano – e mangiano ed inquinano- milioni di individui e che proprio per questo non può avere risorse per tutti, all’infinito.
Ed è forse anche questa una delle ragioni per cui i delfini si avventano sempre più spesso sulle reti dei pescatori di piccolo cabotaggio, quelli che calano poche decine di metri di rete in acque costiere e che da questo tipo di pesca ricavano di che vivere, perché trovano la tavola già apparecchiata, senza dove fare la fatica di andarsi a cercare il pesce in mezzo al mare.
E’ un fenomeno vecchio come la pesca quello dei delfini che fanno danni, ghiotti come sono di pesce, ma che è in decisa crescita, al punto che proprio recentemente i pescatori delle Eolie,  che ogni notte hanno a che fare con decine di delfini affamati, hanno scioperato per portare il problema all’attenzione delle autorità.
I pescatori che operano tra Lipari e Salina denunciano un fatturato sceso del 70 per cento, ovvero di bottini da 25 chilogrammi di totani, scesi a malapena a 3 chilogrammi.
“E qui abbiamo lo stesso problema”, afferma Antonio Causa, pescatore di Porto Ercole, all’Argentario, uno dei mari più belli d’Italia, che da tempo soffre del fenomeno dei delfini sfascia reti.
“Se prima si trattava di incursioni limitate ai danni delle reti, ora”, afferma Antonio, “in una notte i delfini sono capaci di strappare metri e metri di reti, mettendo a rischio l’economia delle famiglie”.
E anche qui, non si tratta di essere contro i delfini, ma di sostenere il volano di un’attività che produce benessere ed economia e che è una parte fondamentale dei consumi del Paese, tanto più a livello locale.
Insomma, se il delfino è certamente l’incontro più atteso per chi va in mare per diporto, quasi una magia della navigazione, ben altra cosa è invece per chi in mare ci lavora e dal mare trae il suo sostegno. Per questo abbiamo dato spazio alla testimonianza di un pescatore, come Antonio Causa.

Vendée Globe, due uomini in porto

Dopo 74 giorni di navigazione solitaria e senza scalo attraverso i mari più infidi e spettacolari del pianeta, al timone di una barca a vela in grado di raggiungere velocità da motoscafo, il 39enne francese Armel Le Cleac’h vince l’edizione 2016-2017 della Vendée Globe, la regata più dura del mondo, l’Everest del mare come la chiamano alcuni.

Una vittoria fortemente desiderata dallo skipper bretone, alla sua terza partecipazione, dopo i due secondi posti consecutivi nelle ultime due edizioni. Questa volta Armel centra l’obiettivo e stabilisce il nuovo record di percorrenza – 74 giorni 3 ore 35 minuti e 46 secondi – migliorando di 4 giorni il record di François Gabart su Macif che nel 2013 aveva fermato il cronometro a 78 giorni 2 ore 16 minuti e 40 secondi.

Tre oceani di solitudine e 27.455 miglia percorse alla velocità media di 15,43 nodi (contro le 28.646 miglia di Gabart a 15,3 nodi).

Questa notte ha tagliato il traguardo anche il secondo classificato, Alex Thomson su Hugo Boss. Per il velista inglese si tratta della quarta partecipazione, dopo due ritiri consecutivi nelle edizioni 2004 e 2008 e un terzo posto nel 2012, sempre alle spalle di Le Cleac’h.

Il loro duello è stato intenso come una regata di “match race” ma su un campo di regata grande quanto il pianeta Terra, con passaggio obbligato sotto le tre temibili “boe” di Capo di Buona Speranza, Horn e Leeuwin in una completa circumnavicazione antartica.

E’ stata anche l’edizione che ha decretato il definitivo successo dei foils, appendici idrodinamiche che consentono agli scafi di sollevarsi dall’acqua riducendo gli attriti e l’impatto con le onde.

Sette delle 29 imbarcazioni partite lo scorso 6 novembre da Les Sables d’Olonne erano dotate di questo sistema e quattro di loro occupano le prime 5 posizioni della classifica (ancora provvisoria).

Nei prossimi giorni è atteso l’arrivo (ampiamente scaglionato) della restante flotta ancora distribuita tra Oceano Pacifico e Atlantico.
Un’attesa che, come da tradizione, sarà molto lunga visto che il concorrente attualmente in ultima posizione, Sébastien Destremau, si trova a circa 2000 miglia da Capo Horn e ha davanti a sé ancora 9 mila miglia (circa 30gg alla sua media attuale).

Solo, intorno al mondo. Thomas Coville stabilisce il nuovo record

Il 25 dicembre 2016 lo skipper francese Thomas Coville ha stabilito il nuovo record di circumnavigazione del globo in solitario. Con il tempo di 49 giorni 3 ore 7 minuti e 38 secondi migliora di 8 giorni il precedente record ottenuto da Francis Joyon nel 2008.

Partito lo scorso 6 novembre dalle coste dell’isola bretone di Ouessant, a bordo del suo trimarano di 31 metri Sodebo, il velista vi ha fatto ritorno ieri dopo aver percorso 28.400 miglia alla velocità media di 24.1 nodi e aver doppiato i leggendari capi di Buona speranza, Leewin e Horn.


Il primo record di circumnavigazione del globo in solitario fu stabilito da Joshua Slocum nel 1895.
Partito da Boston senza una meta precisa, a bordo del suo Spray, Slocum gettò l’ancora nel porto di Newport 3 anni e due mesi dopo.
La sua avventura ha ispirato per decenni le successive generazioni di velisti che continuano a ripetere l’impresa (oggi regolamentata dal WSSRC) migliorando anno dopo anno i tempi di percorrenza.

 

Partita la Sydney-Hobart 2016. Si ritira il favorito Wild Oats XI

Sydney.
Nel giorno di Santo Stefano, il “boxing day” per gli anglosassoni, è partita la 72esima edizione della Rolex Sydney Hobart Yacht Race, una delle più dure regate del mondo.
Si stima che ad assistere alla partenza delle 88 imbarcazioni provenienti da 11 paesi siano accorsi quasi mezzo milione di appassionati.
Il favorito Wild Oats XI, supermaxi già vincitore di 8 edizioni, dopo una partenza non brillante è stato costretto al ritiro per la seconda volta consecutiva per un problema al sistema idraulico della chiglia (nel 2015 si ritirò per la lacerazione della randa).
Le favorevoli previsioni meteo lasciano sperare in un nuovo record di percorrenza, attualmente detenuto proprio da Wild Oats XI che nel 2012 percorse le 628 miglia tra Sydney e Hobart in 1 giorno, 18 ore e 23 minuti.

In questo video la spettacolare partenza.

Paraguay, il Museo sull’acqua

In Paraguay, sulle rive del fume Paranà, a pochi chilometri dalle spettacolari cascate dell’Iguazu, c’è un museo straordinario, un vero e proprio monumento a Moises Bertoni, scienziato ticinese, che nell’800 si insediò in questa foresta dal verde quasi impenetrabile, per studiare le specie animali e vegetali. Si deve a lui per esempio, la scoperta della “Stevia Bertoni”, la pianta 300 volte più dolce dello zucchero, ma priva di calorie, che porta naturalmente il suo nome. Siamo in un angolo di mondo affascinante, forte di 196 ettari di area protetta, affacciati sul fiume che nella sua sponda opposta è già Argentina. Il réportage è di Enzo Cappucci

Itaipu, pietra che canta. Denaro sonante.

L’inviato di Rainews24 in Paraguay, Enzo Cappucci, ha visitato la più grande centrale idroelettrica del mondo

L’acqua è la protagonista in Paraguay dove la mano dell’uomo ha rimodellato a proprio piacimento il corso del fiume Paranà, per realizzare la maestosa diga idroelettrica di Itaipu, la più grande al mondo: un colosso capace di arginare le acque di uno dei maggiori corsi d’acqua del Sudamerica, che traccia ben due confini del Paraguay con i vicini Brasile e Argentina, e di trasformarle in energia elettrica.
“Pietra che canta” è il significato originario in lingua Guaranì del nome Itaipu, che con i suoi 14 mila megawat di energia elettrica prodotti ogni giorno, rappresenta una formidabile macchina per produrre denaro e che per questo, con libera interpretazione, possiamo serenamente definire “Denaro sonante”.
La diga di Itaipu è una ferita profonda sulla crosta terrestre, un segno di cemento lungo un chilometro, ma è anche il motore dello sviluppo di un Paese, il Paraguay, con le più alte credenziali di crescita del Sudamerica.
Il réportage è di Enzo Cappucci

Il Museo Verde, tra mito e realtà

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In Paraguay, a Karcha Balut, sulle rive dello spettacolare fiume Paraguay, in un territorio remoto incuneato tra Bolivia, Brasile e Argentina, il Gran Chaco paraguayano, è sorto un piccolo ma significativo museo.

E’ il Museo Verde, ideato da un appassionato italiano di storia dei popoli del Sudamerica, Gherardo La Francesca, nel quale saranno raccolte le testimonianze religiose, mitologiche del popolo dei Chamacoco, che secondo recenti studi del Cnr italiano potrebbe essersi radicato nella zona a conclusione di una lunga marcia cominciata addirittura in Siberia.
Alcuni reperti ossei rinvenuti sul luogo, opportunamente analizzati, hanno infatti datato la loro età ai primi anni dopo Cristo, aprendo dunque scenari sin qui impensabili sul popolamento dell’America del Sud.
Una scoperta talmente importante che il Cnr è pronto a replicare un Museo Verde nella sua sede di Montelibretti, alle porte di Roma, perché si possa continuare a studiare quel meraviglioso e sterminato continente che è il Sudamerica.
Il Museo è una struttura rurale, ma ha l’incomparabile pregio di poter offrire un luogo della memoria ai miti e alla storia di queste genti abituate alla esclusiva trasmissione orale delle loro tradizioni.
Un punto di arrivo per una storia ed una conoscenza che altrimenti rischiavano di scomparire.
Rainews24 è stata in Paraguay, con Enzo Cappucci che ha realizzato questo réportage che ora vi proponiamo.